L’impianto idraulico dell’impianto idroponico di Malegno

Scritto dalla 1a di Malegno

La raccorderia che serve è

  • quattro T, sono quelle che collegano le varie parti dei tubi ed erogano acqua a caduta
  • una L che collega fra loro due parti di tubo, di cui uno alla pompa d’acqua a pressione.

Le misure delle T sono sono  7 x 3 cm diametro 16 mm tranne una un po’ più piccola che verrà messa per prima, dal lato della pompa.
Le misure della L sono di 4 x 5,5 cm diametro 16 mm.
Il tappo alla fine dell’impianto misura 3,6 cm diametro 16 mm..

Il pannello interno alla struttura lignea è di 97 cm circa di larghezza e alto 120 cm circa. Il tubo trasparente che collega la L al regolatore di pressione dell’acqua è di 29,3 cm. La pompa a pressione invece è da 3 L. Il tubo che collega ogni T è di 18 cm.

L’impianto è costruito così

Una volta riempito il feltro (vedi articolo LINK) e costruito l’impianto idraulico, si inserisce il pannello di feltro nella struttura lignea incastrandolo nella rete elettro-saldata.

A questo punto siamo pronti per piantumare!

 

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ORTO VERTICALE, VI INSEGNIAMO COME FARE! parte 1

Scritto dalla 1°a e 1°b di Borno

Ciao a tutti, oggi vi insegneremo come fare a realizzare un orto idroponico verticale…oggi la prima parte.

Materiali: feltro agugliato; lana sucida; un po’ di terra; stecche di legno forate; rondelle; bulloni; dadi.

Per montare il tutto serve un punteruolo.

Fase 1

Tagliare 4 tubolari di feltro per un totale di 1,15 m.

Fase  2

Procurarsi dei velli di lana sucida da un pastore e poi cardarla  lievemente a mano.

Fase 3

Procurarsi del terriccio e mescolarne una piccola quantità con la lana. Le radici riconoscendo nel terriccio il proprio normale substrato di crescita si sviluppano più rapidamente.

Fase 4

Mettere il tutto nei tubolari di feltro agugliato e  chiudere il fondo con delle pinze o mollette.

Fase 5 

Prendete delle stecche di legno forate e posizionatele sulle cuciture dei tubolari.  Mettetene una sotto il feltro e una sopra, in modo che i buchi coincidano. Forate il feltro in corrispondenza dei buchi; inserite un bullone con una rotella e  chiudete avvitando ogni bullone con un dado e relativa rondella. Ripetere l’operazione per tutte le cuciture.

 

Chiaramente prima di tutto bisogna costruire il semenzaio!

Per costruirlo bisogna mischiare del terriccio, dell’argilla espansa e della sabbia. Mettere il tutto nei vasetti e aggiungere i semi. La quantità di semi dipende dalla grandezza del seme stesso: se sono grandi se ne mettono 1 o 2, se sono piccoli se ne mettono a quantità maggiore. Ad esempio le cipolle vengono messe in superficie ma in un contenitore più grande.

Per poter innaffiare  senza far muovere ed affogare i semi si prende una bottiglia e con una puntina si fanno dei buchi in cima alla bottiglia. Per non far morire le piante bisogna bagnarle ogni 2 giorni circa.

Acquaponica e orto terapia

…siamo al terzo modulo acquaponico allestito?! è giunto il momento di condividere qualche frame.

ma non solo 🙂

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Idroponica prima…con Mantegna

Certo, che Andrea Mantegna sia nato prima di Romanino è un dato inequivocabile… eppure quando il primo morì, a Mantova, il secondo, a Brescia, era già in piena maturità, un ventunenne pronto a esordire! E così anche per noi l’IC Romanino di Bienno è stata una collaborazione “matura”, preparata grazie ad un percorso pregresso, avvenuto all’interno dell’Istituto turistico alberghiero Mantegna di Brescia. Ma che cosa c’entra? il Rinascimento c’entra sempre! lavoriamo con il ciclo naturale o no?

Dunque c’è tutta una storia da raccontare, che “I giardini del se” hanno ereditato e …coltivano. Cerchiamo di rendergli giustizia.
I compagni di lavoro e sperimentazione sono i ragazzi del laboratorio degli apprendimenti; la location, per essere in città, davvero invidiabile: un orto con serra in area bonificata dai lasciti della Caffaro.
L’istituto accoglie con la targa “nulla ti mancherà se hai un giardino accanto alla biblioteca” e a noi non manca proprio niente.

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La collaborazione fra l’associazione P.I.R. e l’istituto è partita grazie a Fondazione Cariplo (il tirocinio del nostro corso da ortoterapisti), e proseguito con il sostegno di Fondazione della Comunità Bresciana, in collaborazione con Cooperativa Azzurra.
L’obiettivo è avviare percorsi di orientamento e occupazionalità di studenti con Bisogni Educativi Speciali. Il sogno futuristico/futuribile? una piccola squadra di operatori che gestiscano gli orti didattici nel periodo estivo. Di questi orti, alcuni in esterni esisto già nelle scuole della provincia, mentre quelli in interni stanno nascendo ora, sotto il nome di “Giardini del se”, con l’aiuto di Enel Cuore Onlus. Una cordata di enti che ci ha sorretti in un cammino che comincia a essere percorso.

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Un gruppo di utenti della cooperativa, dopo una serie di incontri durante i quali hanno lavorato con noi alla nascita del centro di orto terapia di Sellero, ci aiutano – in una dinamica peer to peer- con i ragazzi dell’istituto. Ci  accompagnano nel lavoro con il mondo vegetale cercando di acquisire nuove abilità e consapevolezze.
Ma d’inverno, l’orto terapia ha un problema …condiviso da pianura e montagna: il freddo. Ecco perchè abbiamo lavorato alla nascita dei moduli per la coltivazione indoor.
Quelli dell’Istituti Mantegna hanno anche trovato uno sponsor, la ditta Prisma Srl.

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Ormai ci incontriamo più o meno ogni due settimane, affrontando insieme momenti legati alla manutenzione: capire e far fronte alla continua trasformazione che gli esseri viventi – dei quali sono custodi i nostri apprendisti operatori del verde – compiono.

E se in questo percorso, più declinato all’occupazionalità, non si può parlare in modo specifico di orto terapia, sicuramente un aspetto emerge come preminente, quello relazionale. Una sperimentazione che guarda alla creazione di soluzioni per convivere con i limiti che lo stare al mondo ci impone, tentando incontri inediti: la lana con i vegetali, l’indoor scolastico con l’agricoltura, la città con i pastori….l’arte con l’orticoltura.

F. C.

The eye sees everythings!!!

… è con questo motto, scritto su un foglietto di carta, che il gruppo interclasse ci lascia, alla fine della terza giornata dei “Giardini del se”, in balia del riordino dei materiali usati!
E’ la settimana della creatività delle scuole secondarie di primo grado di Bienno e Berzo inferiore, media Valcamonica; luoghi rinomati per antiche fucine, borghi in pietra, eremi e affreschi cinquecenteschi di rara bellezza.
Qui ogni anno, per una settimana, ci si dedica ad esplorare un altro modo di stare a scuola. La nostra occasione per avviare “I giardini del se”.
Cosa sono i giardini del se? chiedo loro, le risposte sono state, vado per ordine, “che non si sa cosa si farà” sembra di buon auspicio…il più impegnato: “giardino del pensiero” caspita siamo ai giardini di Academo; poi “se mi tratti bene io cresco”, e in fine “essere se stessi”.
C’è da temere di non essere all’all’altezza…e “se” lo fossimo? e se no?

Con questo gruzzoletto di se abbiamo avviato un percorso di 6 incontri che dalla lana, alla propriocezione corporea, passando per una lezione di semenzaio e stagionalità degli ortaggi, li ha portati a montare il loro orto verticale e quello di acquaponica per la scuola dell’infanzia.


Il foglietto di inizio articolo lo hanno lasciato abbandonato sul tavolo accanto ai recipienti di vetro, pieni d’acqua, che li ha fatti diventare pesci: la freccia che vi dovevano guardare attraverso “sembrava lontana”, “sfuocata”, “srotondata”, “distorta”, dando un effetto specchio…la sinistra diventa destra, il sotto sopra… insomma tutto dipende….se la testa è in una palla.

Non meno deformata deve essere apparsa la realtà quando fasciati, bendati occhi e bocca, legati mani e piedi, si sono dovuti affidare ad un compagno, perchè erano diventati insalate…che comunicavano dove volevano andare, dove volevano essere sistemate, in quale direzione percepivano calore, attraverso micromovimenti delle dita. E’ così che hanno scelto la location nella quale il loro orto in lana è stato poi allestito.
C’è chi ha individuato tutti i caloriferi lungo il tragitto, zigazagando nei bagni che si affacciano sul corridoio, chi invece è andato dritto dritto al finestrone…chi ci ha messo un po’ a disincagliarsi nelle trappole disseminate fra banchi e sedie…come solo un’insalata con grossi problemi di motilità sa fare. Eh sì perchè se l’orto in lana era il prodotto che tutti potevano vedere, condividere una visione diversa del mondo, capire le diverse esigenze di accompagnamento, le diverse potenzialità, era l’obiettivo da seminare.

propriocezione corporea e orto terapia

Ora che hanno imparato a seminare (semi veri), in terra e in lana, a costruirsi un piccolo innaffiatoio con una bottiglietta di plastica (sperimentando l’equilibrio fra pressione dell’aria e resistenza del materiale per una buona innaffiatura…fai da te), preparato il sostrato per una parete verticale in lana vincendo il disgusto per odori e materiali molto rustici… costruito un piccolo impianto idraulico…essere diventati pesci e insalate… be’ ora sono pronti a diventare orto terapisti di se stessi? ve lo raccontiamo nelle prossime puntate….quando piantumeremo e comincerà il prendersi cura.

F. C.

 

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Inizio 1…una scia di profumo e si lascia il vivaio.

Nel pieno dell’inverno un carico importante ha attraversato la provincia. Profumi e sapori alla volta dei Giardini del se… il loro “soffio vitale”.
Non è una questione banale trovare cinquanta piante aromatiche, in buona salute, in pieno inverno. Il vivaio comunicava una certa desolazione. Loro, le nostre, invece, sono raccolte su se stesse ma promettono grandi soddisfazioni.
E’ stato un viaggio lungo, in tre, in fondo, [nel fondo dell’orto-giardino che sembrava un acquario ma in realtà era un’auto (“in realtà” poi…cosa vuol dire?)] un atto poetico.
f.c.

 

 

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